C’E’ UNA FUNZIONE CHE DIO VUOLE CHE IO ADEMPIA

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LEZIONE 192

C’è una funzione che Dio vuole che io adempia

Nel leggere la lezione di oggi, mi è venuta in mente un’altra lezione, la 121, della quale propongo il brano introduttivo: “Il perdono è la chiave della felicità. Ecco la risposta alla tua ricerca di pace. Ecco la chiave del significato in un mondo che sembra non avere senso. Ecco la via che porta a sentirsi al sicuro in mezzo ai pericoli apparenti che sembrano minacciarti ad ogni angolo e portare incertezza a tutte le tue speranze di trovare quiete e pace. Qui tutte le domande trovano risposta; qui è infine assicurata la fine di ogni incertezza”. Continua facendo un lungo elenco di tutto ciò che accade a una mente che non perdona: La mente che non perdona è piena di paura, la mente che non perdona è tormentata dai dubbi, è debole, infuriata, con la paura di andare avanti e quella di fermarsi, ha paura di svegliarsi e di andare a dormire, non vede errori ma solo peccati, è disperata e nel proiettare il futuro vede solo disperazione. Ecco perché è necessario il perdono. Ed ecco perché il perdono è la chiave della felicità.

“La santa Volontà di tuo Padre è che tu Lo completi e che il tuo Sé sia il Suo Figlio santo, per sempre puro come Lui, creato dall’amore e nell’amore preservato, che estende l’amore, che crea nel suo nome, per sempre uno con Dio e con il tuo Sé. Tuttavia cosa può significare una tale funzione in un mondo di invidia, odio e attacco?
Pertanto tu hai una funzione nel mondo nei suoi stessi termini. Perché chi può comprendere un linguaggio che è molto al di là della sua semplice capacità di comprensione? Il perdono rappresenta la tua funzione qui. Non è una creazione di Dio, perché è il mezzo tramite il quale ciò che non è vero può essere disfatto. E chi perdonerebbe il Cielo? Tuttavia sulla terra hai bisogno di mezzi per lasciar andare le illusioni. La creazione aspetta semplicemente che tu ritorni per essere riconosciuta, non per essere completa.
Nel mondo non è neppure possibile concepire la creazione. Non ha alcun significato qui. Il perdono è ciò che più le si avvicina sulla terra. Poiché essendo nato in Cielo, non ha forma alcuna. Ma Dio ha creato Colui Che ha il potere di tradurre in forma ciò che è totalmente senza forma. Ciò che Egli fa sono sogni, ma di un tipo così vicino al risveglio che la luce del giorno già splende in essi, e gli occhi che già si stanno aprendo vedono i panorami felici che le loro offerte contengono.

Il perdono guarda dolcemente tutte le cose sconosciute in Cielo, le vede scomparire, e lascia il mondo come una lavagna pulita e senza segni sulla quale la Parola di Dio può ora sostituire i simboli senza senso che vi erano scritti prima. Il perdono è il mezzo tramite il quale viene superata la paura della morte, poiché non ha più alcuna feroce attrattiva ora, e la colpa scompare. Il perdono fa sì che il corpo venga percepito per quello che è: un semplice strumento di insegnamento da mettere da parte quando l’apprendimento è completato, ma che non cambia affatto colui che impara.

La mente senza il corpo non può fare errori. Non può pensare che morirà, né essere preda di attacchi spietati. L’ira diventa impossibile, e dov’è dunque il terrore? Quali paure potrebbero ancora assalire coloro che hanno perduto la fonte di ogni attacco, il nucleo dell’angoscia e la sede della paura? Soltanto il perdono può liberare la mente dal pensiero che il corpo sia la sua dimora. Soltanto il perdono può ripristinare la pace che Dio aveva inteso per il Suo santo Figlio. Soltanto il perdono può persuadere il Figlio a vedere di nuovo la sua santità.
Quando non ci sarà più rabbia, percepirai veramente che per la visione di Cristo e per il dono della vista non veniva chiesto alcun sacrificio, e solo il dolore è stato tolto da una mente malata e torturata. Forse che tutto questo non è benvenuto? Deve forse essere temuto? Oppure bisogna sperare che avvenga, andargli incontro con gratitudine ed accettarlo con gioia? Noi siamo una cosa sola, e quindi non rinunciamo a nulla. Ma di fatto ci è stato dato tutto da Dio.
Tuttavia abbiamo bisogno del perdono per percepire che è così. Senza la sua dolce luce brancoliamo nel buio, usando la ragione soltanto per giustificare la nostra rabbia ed il nostro attacco. La nostra comprensione è così limitata che ciò che pensiamo di capire non è che confusione generata dall’errore. Siamo perduti nelle nebbie di sogni mutevoli e pensieri pieni di paura, con gli occhi strettamente chiusi alla luce e le menti impegnate ad adorare quello che non c’è.

Chi può rinascere in Cristo se non colui che ha perdonato chiunque egli veda, pensi o immagini? Chi potrebbe essere liberato mentre continua a tenere qualcuno prigioniero? Un carceriere non è libero, poiché è legato al suo prigioniero. Deve essere certo che questi non possa fuggire e quindi passa il suo tempo a tenerlo d’occhio. Le sbarre che lo limitano diventano il mondo nel quale il suo carceriere vive assieme a lui. E la via alla liberazione di entrambi dipende dalla sua libertà.
Perciò non tenere nessuno prigioniero. Libera invece di legare, perché così vieni reso libero. Il modo è semplice. Ogni volta che senti una fitta d’ira, renditi conto che stai tenendo una spada sulla tua testa. E cadrà o sarà allontanata a seconda che tu scelga di essere condannato o libero. Così chiunque sembri tentare di farti arrabbiare rappresenta il tuo salvatore dalla prigione della morte. E dunque gli devi dei ringraziamenti invece che dolore.

Sii misericordioso oggi. Il Figlio di Dio merita la tua misericordia. È lui che chiede che tu adesso accetti la via verso la libertà. Non rinnegarlo. L’amore di Suo Padre per lui ti appartiene. La tua funzione qui sulla terra è soltanto di perdonarlo, cosicché tu lo possa accettare di nuovo come tua Identità. Egli è come Dio lo ha creato. E tu sei ciò che lui è. Perdonagli dunque ora i suoi peccati e vedrai che sei uno con lui.”

(brani del testo, della lezione 192 e libera interpretazione di Un Corso in Miracoli)

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