IL PERDONO E’ LA CHIAVE DELLA FELICITA’

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Una lezione straordinaria che spalanca la porta della gabbia invisibile e dorata che ognuno di noi ha costruito per impedirsi di vedere la verità. Qui, a parer mio, sta il totale abbandono alla fiducia nella certezza che Colui Che è nel mondo insieme a noi, lo Spirito Santo mandato da Dio al fine di indicarci la strada per tornare a Casa, ha pronta la chiave per la felicità che sta proprio nel chiedere e ricevere. Dio non comprende i nostri malesseri, ma noi crediamo che sia così. Come può un Padre che ha esteso la perfezione a Suo Figlio, pensare che possa fare del male a se stesso? Eppure dobbiamo credere, a un qualche livello, che sia così se pensiamo a Dio come a un punitore, giudicante, arrogante e presuntuoso che toglie e dà la felicità a suo piacimento. C’è una nota stonata, voluta e suonata da ognuno di noi, che necessita di correzione. Mi affido, dunque, a questa centoventunesima lezione. Buona lezione a tutti voi.

LEZIONE 121

Il perdono è la chiave della felicità.

Ecco la risposta alla tua ricerca di pace. Ecco la chiave del significato in un mondo che sembra non avere senso. Ecco la via che porta a sentirsi al sicuro in mezzo ai pericoli apparenti che sembrano minacciarti ad ogni angolo e portare incertezza a tutte le tue speranze di trovare quiete e pace. Qui tutte le domande trovano risposta; qui è infine assicurata la fine di ogni incertezza.

La mente che non perdona è piena di paura, e non offre all’amore alcuno spazio per essere se stesso, né luogo in cui spiegare le proprie ali in pace e levarsi in volo sopra al tumulto del mondo. La mente che non perdona è triste, senza la speranza di una tregua e della liberazione dal dolore. Soffre e dimora nella sofferenza, scrutando nell’oscurità senza vedere, eppure certa del pericolo che vi si annida.

La mente che non perdona è tormentata dai dubbi, confusa riguardo a se stessa e a tutto ciò che vede: impaurita e arrabbiata, debole e infuriata, con la paura di andare avanti e la paura di fermarsi, ha paura di svegliarsi o di andare a dormire, ha paura di ogni suono, ed ancora più è spaventata dalla quiete, terrorizzata dall’oscurità, ma ancor più dall’avvicinarsi della luce. Cosa può percepire la mente che non perdona, se non la propria dannazione? Che cosa può vedere, se non la prova che tutti i suoi peccati sono reali?

La mente che non perdona non vede errori, ma solo peccati. Vede il mondo con occhi che non vedono, e strilla quando vede le proprie proiezioni insorgere per attaccare la sua miserabile parodia della vita. Vuole vivere, tuttavia desidera essere morta. Vuole il perdono, eppure non vede alcuna speranza. Vuole una via d’uscita, ma non riesce a concepirne alcuna perché vede il peccato ovunque.

La mente che non perdona è disperata, senza la prospettiva di un futuro che non può offrire altro se non maggiore disperazione. Eppure considera irreversibile il proprio giudizio del mondo, e non vede che ha condannato se stessa a questa disperazione. Pensa di non poter cambiare, perché ciò che vede testimonia che il suo giudizio è corretto. Non chiede, perché pensa di sapere. Non dubita, certa di avere ragione.

Il perdono si acquisisce.2Non è inerente alla mente, che non può peccare. Dal momento che il peccato è un’idea che tu hai insegnato a te stesso, anche il perdono deve essere appreso da te, ma da un Insegnante diverso da te, Che rappresenta l’altro Sé in te. Attraverso di Lui impari a perdonare il sé che pensi di aver fatto, e lo lasci scomparire. Così riporti la tua mente ad essere una con Colui Che è il tuo Sé, e Che non può mai peccare.

Ogni mente che non perdona ti offre l’opportunità di insegnare alla tua come perdonare se stessa. Ognuna attende la liberazione dall’inferno attraverso di te, e si rivolge a te implorando il Cielo qui e ora. Non ha speranza, ma tu diventi la sua speranza. E come sua speranza, diventi anche la tua. La mente che non perdona dovrà imparare attraverso il tuo perdono che è stata salvata dall’inferno. E mentre insegni la salvezza, imparerai. Ma tutto il tuo insegnamento ed il tuo apprendimento non verranno da te, ma dall’Insegnante Che ti è stato dato per mostrarti la via.

Oggi ci eserciteremo a imparare a perdonare. Se sarai disposto, oggi potrai imparare a prendere la chiave della felicità, ed usarla a tuo vantaggio. Dedicheremo dieci minuti al mattino, e altrettanti alla sera, ad imparare a dare e anche a ricevere il perdono.

La mente che non perdona non crede che dare e ricevere siano la stessa cosa. Ma oggi cercheremo di imparare che sono una cosa sola praticando il perdono nei confronti di qualcuno che consideri nemico, e nei confronti di qualcuno che consideri amico. E quando imparerai a vederli entrambi come una cosa sola, estenderemo la lezione a te stesso, e vedremo che la loro salvezza includeva la tua.

Inizia i periodi di pratica più lunghi pensando a qualcuno che non ti piace, che sembra irritarti, o causarti dispiacere se lo incontrassi; uno che disprezzi attivamente, o che cerchi semplicemente di ignorare. Non importa quale forma assuma la tua rabbia. Probabilmente lo hai già scelto. Lui andrà bene.

Ora chiudi gli occhi, vedilo nella tua mente, e osservalo per un po’. Cerca di percepire della luce in qualche parte di lui: un piccolo barlume che non avevi mai notato. Cerca di individuare una piccola scintilla di luminosità che risplende attraverso la brutta immagine che hai di lui. Guarda questa immagine finché vedrai in essa una luce da qualche parte, e poi cerca di permettere a questa luce di estendersi fino a ricoprirlo e rendere l’immagine bella e buona.

Osserva questa percezione mutata per un po’, poi volgi la tua mente a qualcuno che chiami amico. Cerca di trasferire su di lui la luce che hai imparato a vedere intorno al tuo ex “nemico”. Percepiscilo ora come più che un amico per te, perché in quella luce la sua santità ti mostra il tuo salvatore, salvato e che salva, guarito e intero.

Poi permetti che egli ti offra la luce che vedi in lui, e lascia che il tuo “nemico” e l’amico si uniscano nel benedirti con ciò che hai dato. Adesso sei uno con loro, e loro con te. Ora sei stato perdonato da te stesso. Non dimenticare nel corso di tutta la giornata il ruolo che il perdono assume nel portare felicità a tutte le menti che non perdonano, compresa la tua. Ogni ora dì a te stesso:

Il perdono è la chiave della felicità. Mi sveglierò dal sogno di essere mortale, fallibile e pieno di peccato, e saprò di essere il perfetto Figlio di Dio.

La lettura: Il perdono serve per tornare da Dio e ci conduce verso Dio, ma non viene da Lui. E’ impossibile pensare che qualsiasi cosa che Egli ha creato possa aver bisogno di perdono. Il perdono, quindi, è un’illusione, ma grazie al suo scopo, che è quello dello Spirito Santo, è diverso. A differenza delle altre illusioni, ci allontana dall’errore anziché condurci verso di esso.

Il perdono può essere definito una sorta di finzione felice: un modo in cui coloro che non conoscono possono colmare il vuoto che c’è tra la loro percezione e la verità. Non possono passare direttamente dalla percezione alla conoscenza, perché non pensano che farlo sia la loro volontà.  Questo fa sembrare che Dio sia un nemico invece di ciò che è realmente. Ed è proprio questa folle percezione che fa si che non siano disposti semplicemente ad alzarsi e ritornare a Lui in pace.

E così essi hanno bisogno di una illusione di aiuto perché si sentono indifesi: un Pensiero di pace perché sono in conflitto. Dio sa di cosa ha bisogno Suo Figlio prima che questi lo chieda.  Dio non si preoccupa affatto della forma, ma avendo dato il contenuto, è Sua Volontà che esso venga compreso. E questo è sufficiente.  La forma si adatta alla necessità, il contenuto è immutabile, eterno come il Suo Creatore.

Prima che il ricordo di Dio possa ritornare deve essere visto il volto di Cristo. La ragione è ovvia. Vedere il volto di Cristo implica la percezione. Nessuno può vedere basandosi sulla conoscenza.  Ma il volto di Cristo è il grande simbolo del perdono. E’ la salvezza. E’ il simbolo del mondo reale. Chiunque veda questo, non vedrà più il mondo. E’ tanto vicino al Cielo quando è possibile fuori dal cancello. Tuttavia non ci vuole che un solo passo per entrarci.  E’ il passo finale. E questo lo lasciamo a Dio.

Anche il perdono è un simbolo, ma essendo il solo simbolo della Sua Volontà non può essere diviso.  E così l’unità che riflette diventa la Sua Volontà. E’ l’unica cosa che è ancora in parte nel mondo, e tuttavia è il ponte verso il Cielo.

La Volontà di Dio è la sola cosa che esiste. Possiamo solo andare dal nulla al tutto: dall’inferno al Cielo. Forse che questo è un viaggio? No, in verità non lo è, poiché la verità non va da nessuna parte. Ma le illusioni cambiano di luogo in luogo e di tempo in tempo. Anche il passo finale non è che un cambiamento. Essendo una percezione, è in parte irreale. E tuttavia questa parte svanirà. Ciò che rimarrà sarà la pace eterna e la Volontà di Dio.

Ora non ci sono più desideri, poiché i desideri cambiano. Perfino ciò che una volta si desiderava può diventare sgradito. Deve essere così perché l’ego non può mai essere in pace. Ma la Volontà è costante, essendo il dono di Dio. E ciò che Egli dà è sempre come Se Stesso.  Questo è lo scopo del Volto di Cristo. E’ il dono di Dio per la salvezza di Suo Figlio. Vedi solo questo e sarai perdonato.

Come diventa bello il mondo proprio in quel singolo istante in cui vedi la verità di te stesso riflessa in esso. Ora sei senza peccato e vedi la tua assenza di peccato. Ora sei santo e percepisci che è così. Ed ora la mente ritorna al Suo Creatore: l’unirsi del Padre e Figlio, l’Unità delle unità che si trova dietro tutte le unioni ma al di là di ciascuna di esse. Dio non è visto, ma solo compreso. Suo Figlio non viene attaccato, ma riconosciuto. (M.3)

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