EGO E LA FALSA AUTONOMIA

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Un’amica mi ha fatto notare che siamo avanti di una lezione: in effetti è così. Grazie Annamaria. Per cui la Lezione 275 sarà per domani 2 ottobre. Oggi per noi la lettura di un brano II del Capitolo 4: L’ego e la falsa autonomia.

“È ragionevole chiedere come la mente abbia mai potuto fare l’ego. In effetti, è la miglior domanda che potresti fare. Non ha, comunque alcun senso dare una risposta in termini di passato perché il passato non ha importanza, e la storia non esisterebbe se gli stessi errori non venissero ripetuti nel presente. Il pensiero astratto si applica alla conoscenza perché la conoscenza è completamente impersonale, e gli esempi sono irrilevanti per la sua comprensione. percezione, invece, è sempre specifica, e quindi piuttosto concreta.

Ognuno costruisce un ego o un sé per se stesso, che è soggetto a enormi variazioni a causa della sua instabilità. Fa anche un ego per ogni altra persona che percepisce, che è ugualmente variabile. La loro interazione è un processo che altera entrambi, perché non sono stati fatti da o con l’Inalterabile. E’ importante rendersi conto che questa alterazione può verificarsi e si verifica altrettanto prontamente sia quando l’interazione ha luogo nella mente che quando implica vicinanza fisica. Pensare ad un altro ego è tanto efficace nel cambiare la percezione relativa, quanto lo è l’interazione fisica. Non ci potrebbe essere un esempio migliore del fatto che l’ego è solo un’idea e non un fatto.

Il tuo stesso stato mentale è un buon esempio di come è stato fatto l’ego. Quando hai gettato via la conoscenza è stato come se tu non l’avessi mai avuta. Questo è così evidente che è sufficiente solo riconoscerlo per vedere che accade. Se questo accade nel presente, perché è così sorprendente che sia accaduto nel passato? La sorpresa è una risposta ragionevole a ciò che non è familiare, ma non lo è affatto per qualcosa che avviene con tale persistenza. Ma non dimenticarti che la mente non ha bisogno di funzionare in quella maniera, anche se adesso sta effettivamente funzionando così.

Pensa all’amore degli animali per i loro cuccioli, e al bisogno che essi hanno di proteggerli. Questo avviene perché li considerano parte di se stessi. Nessuno getta via qualcosa che considera parte di se stesso. Tu reagisci al tuo ego proprio come Dio fa con le sue creature: con amore, protezione e carità. Le tue reazioni al sé che hai fatto non sono sorprendenti. In effetti, assomigliano in molti modi a come un giorno reagirai alle tue creazioni reali, che sono senza tempo proprio come te. La questione non è come rispondi all’ego, ma cosa credi di essere. Credere è una funzione dell’ego, e finché la tua origine è soggetta al credere la stai guardando da un punto di vista dell’ego. Quando l’insegnamento non sarà più necessario semplicemente conoscerai Dio. Credere che ci sia un’altro modo di percepire è la più alta idea della quale sia capace il pensiero dell’ego. Questo perché contiene un accenno di riconoscimento che l’ego non è il Sé.

È inevitabile che l’indebolimento del sistema di pensiero dell’ego venga percepito come doloroso, anche se questo è tutt’altro che vero. I bambini urlano di rabbia se gli porti via un coltello o delle forbici, anche se potrebbero ben farsi del male se non lo fai. In questo senso sei ancora un neonato. Non hai un vero senso di auto conservazione, ed è probabile che tu decida che hai bisogno proprio di ciò che ti farebbe più male. Tuttavia, sia che tu lo riconosca o no adesso, hai accettato di cooperare allo sforzo di diventare sia innocuo che utile, attributi che devono andare di pari passo. I tuoi atteggiamenti persino a questo riguardo sono necessariamente conflittuali, perché tutti gli atteggiamenti sono basati sull’ego. Questo non durerà. Sii paziente per un po’ e ricorda che il risultato è certo, come è certo Dio.

Solo coloro che hanno un reale e duraturo senso dell’abbondanza possono essere veramente caritatevoli. Questo è ovvio quando consideri ciò che vi è implicato. Per l’ego, dare qualsiasi cosa significa che dovrai farne a meno. Quando associ il dare col sacrificio, dai solo perché credi che in qualche modo stai ottenendo qualcosa di meglio, e puoi quindi fare a meno di ciò che dai. ”Dare per avere” è un’inesorabile legge dell’ego, che valuta sempre se stesso in relazione agli altri ego. La sua preoccupazione è la credenza nella scarsità, che gli ha dato origine. La sua percezione degli altri ego come reali è solo un tentativo di convincersi che esso è reale. L’autostima”, in termini egoici, non significa altro che l’ego si è illuso nell’accettare la propria realtà ed è perciò temporaneamente meno predatorio. Questa “autostima” è sempre vulnerabile allo stress, un termine che si riferisce a qualsiasi minaccia all’esistenza dell’ego che possa essere percepita.

L’ego vive letteralmente di paragoni. L’uguaglianza è oltre la sua comprensione, e la carità diventa impossibile. L’ego non dà mai partendo dall’abbondanza, perché è stato fatto come sostituto ad essa. Ecco perché nel sistema di pensiero dell’ego è nato il concetto di “ottenere”. Gli appetiti sono meccanismi per “ottenere”, e rappresentano il bisogno dell’ego di confermare se stesso. Questo è vero degli appetiti del corpo come lo è dei cosiddetti “bisogni Più alti dell’ego”. Gli appetiti del corpo non sono di origine fisica. L’ego guarda al corpo come alla propria casa, e cerca di soddisfarsi attraverso il corpo. Ma l’idea che questo sia possibile è una decisione della mente, che è diventata completamente confusa riguardo a ciò che è veramente possibile.

L’ego crede di essere completamente autonomo, che è solo un’altro modo di descrivere come pensa di aver avuto origine. Questa è una condizione che fa così paura, che esso può solo rivolgersi ad altri ego e cercare di unirsi ad essi in un debole tentativo di identificazione, o attaccarli in una altrettanto debole dimostrazione di forza. Non è libero, comunque, di mettere in dubbio la premessa, perché la premessa è il suo fondamento. L’ego è la credenza della mente di essere completamente autonoma. Gli incessanti tentativi dell’ego di guadagnarsi il riconoscimento dello spirito, e così di stabilire la propria esistenza, sono inutili. Lo spirito, nella sua conoscenza, è inconsapevole dell’ego. Non lo attacca: semplicemente non è affatto in grado di concepirlo. Mentre l’ego è ugualmente inconsapevole dello spirito, si percepisce come respinto da qualcosa di più grande di sé. Questo è il motivo per cui l’autostima in termini egoici deve essere illusoria. Le creazioni di Dio non creano miti, anche se lo sforzo creativo può essere trasformato in mitologia. Può esserlo, comunque, solo a una condizione: che ciò che fa a questo punto non è più creativo. I miti rientrano interamente nel campo della percezione, sono quindi ambigui nella forma e hanno una natura tipica di bene-e-male tale, che il più benevolo di essi non è privo di connotazioni spaventose.

Miti e magia sono strettamente associati, dato che i miti sono di solito relativi alle origini dell’ego, e la magia ai poteri che l’ego si attribuisce. I sistemi mitologici generalmente includono qualche resoconto della “creazione”, e la associano con la sua particolare forma di magia. La cosiddetta “lotta per la sopravvivenza” è solo la lotta dell’ego per preservare se stesso e la sua interpretazione delle proprie origini. Queste origini sono di solito associate con la nascita fisica, perché è difficile ammettere che l’ego esistesse prima di quel momento. Le persone orientate secondo l’ego più “religiosamente” possono credere che l’anima esistesse prima, e che continuerà ad esistere dopo un temporaneo periodo nella vita dell’ego. Alcuni, addirittura, credono che l’anima verrà punita per questo periodo. Comunque, la salvezza non si applica allo spirito, che non è in pericolo e non ha bisogno di essere salvato.

La salvezza non è niente di più che “essere nella mente corretta”, che non è “l’essere nella Mente Una” dello Spirito Santo, ma che deve essere ottenuta prima che l’essere nella Mente Una sia ristabilito. L’essere nella mente corretta porta automaticamente al passo successivo, perché la giusta percezione è uniformemente priva di attacco, e quindi l’essere nella mente sbagliata è annullato. L’ego non può sopravvivere senza giudizio, ed è conseguentemente lasciato da parte. La mente ha quindi solo una direzione nella quale si può muovere. La sua direzione è sempre automatica, perché non può che essere dettata dal sistema di pensiero a cui aderisce.

Non sarà mai sottolineato troppo spesso il fatto che correggere la percezione è solo un espediente temporaneo. È necessario solo perché la percezione distorta è un blocco alla conoscenza, mentre la percezione accurata è una pietra miliare verso di essa. L’intero valore della percezione corretta sta nell’inevitabile realizzazione che tutta la percezione non è necessaria. Questo elimina interamente il blocco. Ti puoi chiedere come questo sia possibile dal momento che ti sembra di vivere in questo mondo. Questa è una domanda ragionevole. Devi stare attento, tuttavia, a capirla veramente. Chi è il “tu” che vive in questo mondo? Lo spirito è immortale, e l’immortalità è uno stato costante. È vero allo stesso modo adesso come lo è sempre stato o sempre lo sarà, perché non implica alcun cambiamento. Non è un continuum, né è possibile comprenderlo paragonandolo a un opposto. La conoscenza non implica mai paragoni. Questa è la principale differenza da qualsiasi altra cosa che la mente può afferrare.”

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