PENSIERO E PERCEZIONE

Io non sono il solo a sperimentare gli effetti dei miei pensieri

L’idea di oggi rappresenta ovviamente la ragione per la quale il tuo modo di vedere non ha effetti solo su di te. Ti accorgerai che a volte le idee relative al pensiero precedono quelle collegate alla percezione, mentre altre volte l’ordine è inverso. Il motivo di ciò è che l’ordine non ha alcuna importanza. Il pensare e i suoi effetti in realtà sono simultanei, poiché la causa e l’effetto non sono mai separati.

Oggi stiamo di nuovo sottolineando il fatto che le menti sono unite. Raramente all’inizio si accoglie completamente quest’idea, dal momento che sembra portare con sé un enorme senso di responsabilità e può persino essere vista come “un’invasione della privacy”. È tuttavia un fatto che non esistono pensieri privati. A dispetto della tua resistenza iniziale a quest’idea, comprenderai tuttavia che essa deve essere vera se davvero la salvezza è possibile. E la salvezza deve essere possibile perché questa è la Volontà di Dio.

Il minuto circa di ricerca mentale che gli esercizi di oggi richiedono è da intraprendere ad occhi chiusi. Dapprima va ripetuta l’idea e poi vanno attentamente esaminati i pensieri che occupano la mente in quel momento. Nel considerare ciascuno di essi, citalo nei termini della persona o del tema centrale che contiene e, mentre lo tieni a mente, dì:

Io non sono il solo a sperimentare gli effetti di questo pensiero su___________.

Ormai dovrebbe esserti abbastanza familiare l’importanza di essere il più indiscriminato possibile nel selezionare i soggetti per i periodi di pratica, per cui non sarà più ribadita ogni giorno, anche se sarà occasionalmente inclusa come promemoria. Non dimenticare, comunque, che la selezione casuale dei soggetti per tutti i periodi di pratica rimane sempre essenziale. La mancanza di ordine in questa connessione darà infine significato alla mancanza di ordine nei miracoli.

A parte l’applicazione dell’idea di oggi “ogni qualvolta ne senti il bisogno”, sono richiesti almeno tre periodi di pratica, abbreviandone la durata se necessario. Non cercare di farne più di quattro. (L-pI.19)

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Rifletto che causa ed effetto sono inseparabili. Per questo, quando mi lamento della paura mi rendo piena di paura perché sto chiedendo di sperimentare la paura. E più cerco di evitarla, più si manifesta: causa ed effetto sono uniti nello scopo e si manifestano. E’ la legge più fondamentale che esiste.

Gesù, nel brano riferito a Causa ed Effetto del Capitolo 2, mostra cosa accade:

|… Puoi lamentarti ancora della paura, ma ciononostante persisti nel renderti pieno di paura.  Ho già chiarito che non puoi chiedermi di liberarti dalla paura. Io so che non esiste, ma tu no. Se intervenissi fra i tuoi pensieri ed i loro risultati, interferirei con la legge fondamentale di causa ed effetto: la legge più fondamentale che ci sia. Non ti aiuterei affatto se sminuissi il potere dei tuoi pensieri. Questo sarebbe in diretto contrasto con lo scopo di questo corso. È molto più utile ricordarti che non vigili con sufficiente attenzione sui tuoi pensieri. Potresti sentire, a questo punto, che ci vorrebbe un miracolo per renderti capace di fare ciò, il che è perfettamente vero. Tu non sei abituato al modo di pensare della mente disposta ai miracoli, ma puoi essere addestrato a pensare in questa maniera. Tutti coloro che operano miracoli hanno bisogno di questo tipo di addestramento.” (T-2.VII.1)

Cambiare la mente e non il comportamento. E’ il cambio di pensiero, la richiesta di Correzione, l’offerta a Colui Che può mostrare un altro modo è il primo passo. Cambiare la mente è una questione di disponibilità. Solo nella mente è possibile il cambiamento, e il corpo risponde di conseguenza.

La correzione della paura è una tua responsabilità. Quando chiedi la liberazione dalla paura, stai implicitamente dicendo che non è così. Dovresti chiedere, invece, aiuto in merito alle condizioni che hanno generato la paura. (T-2.VI.4:1,2,3)

Ogni forma di paura e di conflitto è un errore che può essere corretto. I passi necessari sono mostrati al punto 7 del Capitolo 2, paragrafo VI: “Il primo passo correttivo nel disfare l’errore è sapere innanzitutto che il conflitto è un’espressione di paura. Dì a te stesso che devi in qualche modo aver scelto di non amare, altrimenti la paura non avrebbe potuto emergere. Quindi l’intero processo di correzione diventa niente altro che una serie di passi pragmatici nel più ampio processo di accettazione dell’Espiazione come rimedio. Questi passi possono essere riassunti in questo modo:

Sappi prima di tutto che questa è paura.

La paura nasce dalla mancanza d’amore.

L’unico rimedio per la mancanza d’amore è l’amore perfetto.

L’amore perfetto è l’Espiazione.” (T-2.VI.7)

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